Mezzogiorno e fake news!

Per dirla con lo slogan che ne accompagna il nome, L’Eurispes è “dal 1982 l’Istituto di Ricerca degli Italiani”.
Se poi volessimo saperne di più, leggendo alla pagina “chi siamo” del suo sito istituzionale scopriremmo che l’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali è un ente privato che fa ricerca dal 1982, ad oggi con centinaia di ricerche. Dal 1986, inoltre, è iscritto all’Anagrafe nazionale degli enti di ricerca del Miur.
Lo presiede il suo stesso fondatore, il professor Gian Maria Fara, già docente presso la Sapienza di Roma, le Università di Salerno e Teramo, la Luiss e la Lumsa di Roma, la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma; dal 1999 al 2004 presidente dell’Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo; già membro del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, del Comitato Scientifico dell’Istituto per l’Europa dell’Accademia delle Scienze di Russia e del Comitato Scientifico della Fondazione Italia-USA, nonché vicepresidente dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare di Coldiretti.
Non sempre sereni i rapporti con l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, cui contestò nel 2002, al passaggio da lira a euro, l’incapacità di rilevare correttamente i dati sul territorio, avendo stimato un’inflazione di appena il 2,6% circa, a fronte di un dato reale intorno all’8%.
Già solo per questa sua capacità di affrontare a testa alta chi fa parte della nomenklatura, merita il mio rispetto!

Il 30 gennaio 2020, alla presentazione dei risultati del Rapporto Italia 2020, il capitolo riguardante il Sud Italia emblematicamente si intitolava Il Mezzogiorno al di là delle fake news.
Usando le parole del suo stesso presidente … «Sulla questione meridionale, dall’Unità d’Italia ad oggi, si sono consumate le più spudorate menzogne. Il Sud, di volta in volta descritto come la sanguisuga del resto d’Italia, come luogo di concentrazione del malaffare, come ricovero di nullafacenti, come gancio che frena la crescita economica e civile del Paese, come elemento di dissipazione della ricchezza nazionale, attende ancora giustizia e una autocritica collettiva da parte di chi – pezzi interi di classe dirigente anche meridionale e sistema dell’informazione – ha alimentato questa deriva. All’interno di questo Rapporto si trova una descrizione della vicenda meridionale ricca di dati e di informazioni prodotti dalle più autorevoli agenzie nazionali ed internazionali che certificano come siamo di fronte ad una situazione letteralmente capovolta rispetto a quanto comunemente creduto».
Potremmo già chiuderla qui!

Ma, entrando nel dettaglio della presentazione del rapporto, scopriamo che:
«… Nel 2016 lo Stato italiano ha speso 15.062 euro pro capite al Centro-Nord e 12.040 euro pro capite al Meridione. … Nel 2017, si rileva un’ulteriore diminuzione della spesa pubblica al Mezzogiorno, che arriva a 11.939 (-0,8%), mentre al Centro-Nord si riscontra un aumento dell’1,6% (da 15.062 a 15.297 euro). Emerge una realtà dei fatti ben diversa rispetto a quanto diffuso nell’immaginario collettivo che vorrebbe un Sud “inondato” di una quantità immane di risorse finanziarie pubbliche, sottratte per contro al Centro-Nord. Dal 2000 al 2007 le otto regioni meridionali occupano i posti più bassi della classifica per distribuzione della spesa pubblica. Per contro, tutte le Regioni del Nord Italia si vedono irrorate dallo Stato di un quantitativo di spesa annua nettamente superiore alla media nazionale. Se della spesa pubblica totale, si considera la fetta che ogni anno il Sud avrebbe dovuto ricevere in percentuale alla sua popolazione, emerge che, complessivamente, dal 2000 al 2017, la somma corrispondente sottrattagli ammonta a più di 840 miliardi di euro netti (in media, circa 46,7 miliardi di euro l’anno). Il Prodotto interno lordo al Nord Italia dipende molto poco dalle esportazioni all’estero e per grossissima parte invece dalla vendita dei prodotti al Sud, il quale a sua volta nei confronti dello scambio di prodotti con il Nord Italia mostra valori in perdita di diversa gravità. …. A conti fatti, a fronte dei 45 miliardi di euro di trasferimenti che ogni anno si sono spostati da Nord a Sud, ve ne sono stati altri 70,5 pervenuti al Nord compiendo il percorso inverso. … ogni ulteriore impoverimento/indebolimento del Sud si ripercuote sull’economia del Nord, il quale vendendo di meno al Sud, guadagna di meno, fa arretrare la propria produzione, danneggiando e mandando in crisi così la sua stessa economia. …»
(E allora, a maggior ragione, … LA SPESA INTELLIGENTE È SOLO … SICILIANA!)
«… I programmi di sviluppo regionali (e anche quelli nazionali) che si avvalgono del Fondo Sociale Europeo (FSE) e del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) per il ciclo 2014-2020, hanno potuto disporre di una dotazione di ben 35,5 miliardi di euro totali …. Le regioni in ritardo di sviluppo (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) registrano una spesa che è mediamente minore di quella media nazionale (18% contro 23%). Tuttavia, se consideriamo gli impegni di spesa, le stesse Regioni raggiungono in media il 72% dell’intera programmazione, che è un dato più alto del 3% rispetto alla media nazionale. Questi dati smentiscono una performance peggiore di queste Regioni rispetto alle altre. …»

Così, giusto per una chiara e corretta conoscenza dei dati!

A N T U D U !
(alla siciliana, come mi hanno insegnato Pippo Scianò e Corrado Mirto, con la U finale al posto della O, espressione formalmente inesatta ma più vera e vicina al modo di esprimersi di un popolo fiero nei secoli, ma forse un po’ digiuno di Latino!)