Nel nome del padre

(adattato dal vecchio blog Sikeloi.net, 2013)

Questa è una storia vera, di qualche tempo addietro!
Poco meno di una ventina d’anni fa, a un signore, che orgogliosamente si vantava della sua onestà e della sua incorruttibilità, tanto da aver buttato fuori dal suo ufficio, a calci in culo, l’arrogante genero di uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa, … un bel giorno, a questo signore, dicevo, bussano alla porta, di notte. Nell’ambito di una ingarbugliata inchiesta su una serie di opere pubbliche, in parte rimaste incompiute, gli viene notificato un ordine d’arresto per aver commesso non so cosa!

Si va a processo.
Un imprenditore coinvolto, pezzo forte dell’accusa, le cui ammissioni avevano consentito di fare luce su una serie di vicende poco chiare, a precisa domanda risponde che i lavori in cui era coinvolto quel signore, in veste di ingegnere capo, NON SOLO erano stati gli UNICI completati, collaudati e pienamente fruibili ma, cosa a suo dire ancora più importante, era stato uno dei pochi casi in cui né alcuno gli aveva chiesto, né egli aveva dovuto elargire regalie o che altro! Avvicinatosi ai familiari del signore, presenti in aula (il signore no, non presenziò mai!), sussurrò: «mi dispiace per vostro padre, lui è un galantuomo, non c’entrava niente. Dovete salutarmelo»!

Altro testimone del pubblico ministero, un funzionario di un ente di controllo.
Nel contorto intreccio tra norme regionali e norme nazionali, sulle quali gli stessi magistrati sembrava chiedessero lumi, al signore si contestavano alcune determinazioni, assunte sempre previo avallo del superiore ente. Ubi maior
A precisa domanda, il testimone dell’accusa afferma che, NON SOLO quel comportamento NON era stato errato, ma che, anzi, era forse l’UNICO corretto!

Si arriva a sentenza, dopo quattro o cinque anni.
Cadute le originarie accuse, il signore … si ritrova condannato a otto mesi!
Ai sensi di un certo articolo del codice penale, avrebbe dovuto invitare, tra l’altro, a un cottimo fiduciario o che altro, una certa impresa di sua fiducia.
Premesso che di tutto questo non vi era alcun cenno nelle originarie carte processuali, praticamente la norma all’epoca vigente prevedeva che l’ingegnere capo potesse, … potesse … invitare imprese di fiducia sia della stazione appaltante che direttamente sua, o qualcosa del genere.
E in virtù di questa norma, egli avrebbe potuto o dovuto invitare una certa impresa, veneta se ben ricordo, avendoci egli avuto già a che fare e potendo essere annoverata, quindi, tra le imprese di sua fiducia.

Magari … un più accurato controllo delle generalità, … anche solo verificare il numero di iscrizione all’ordine professionale …
Accertare se, per caso, non vi fosse anche un banale, nella sua drammaticità, caso di omonimia, in nome e cognome …

Inevitabile il ricorso in appello.
Nel frattempo, il signore, già provato da un infarto e da una prima operazione a cuore aperto, vide aggravarsi le proprie condizioni, tanto da subire, negli anni immediatamente a venire, altri due interventi per devastanti aneurismi all’aorta!
La vergogna, poi. E il senso d’impotenza. Sensazioni ignote ai disonesti, ma che non danno tregua alle persone perbene.
Tranne rare occasioni, non uscì più di casa!

L’appello, dicevo!
La Corte impiegò tempo, troppo tempo, … troppi ricorrenti, … arrivando a NON potersi pronunciare per prescrizione del reato!
Qualcuno dei ricorrenti ne fu forse entusiasta.
Certamente non quel signore, non era la conclusione che avrebbe desiderato.

Su insistenza dei familiari, lasciò perdere la Cassazione: considerato quanto gli era già costato, in soldi e in salute …

L’unica rivalsa, l’unica soddisfazione per così dire, per una ventina d’anni, … NON essere più andato a votare. MAI!
Aveva perduto la fiducia nella giustizia italiana, nel popolo italiano, … gli avevano tolto la cosa più importante, l’ONORABILITÀ!
Perché tutto quel putiferio e quelle sentenze furono portate avanti ed emesse rigorosissimamente IN NOME DEL POPOLO ITALIANO!
Quello stesso popolo italiano in cui io NON mi riconosco già da un pezzo e nel quale NON intendo riconoscermi più. MAI PIÙ!

Quel signore non leggerà queste righe.
Un’emorragia interna l’ha portato via, poco più di un anno fa.
Pare che il tempo abbia logorato anche i tubi in teflon che, da anni, gli facevano da aorta …!

Quel signore era mio padre … e io glielo dovevo!