L’incredibile storia della distilleria Caroni

La storia che segue non riguarda affatto le vicende della Sicilia e sarebbe comunemente definita fuori tema, off topic come si preferisce dire oggi.
Ma siccome un piccolo sito amatoriale, personale e assolutamente libero e indipendente può permettersi di pubblicare ciò che vuole, ecco a voi l’incredibile storia della distilleria Caroni!

Lo zuccherificio Caroni nasce oltre cent’anni fa a Trinidad, la più meridionale delle isole caraibiche e la più grande delle due isole che formano la Repubblica di Trinidad e Tobago, a pochi chilometri dalle coste venezuelane.
Giusto per avere un’idea, Trinidad e Tobago, insieme, sono grandi circa un quinto della Sicilia e anche il rapporto tra le rispettive popolazioni si attesta più o meno sullo stesso valore. A livello religioso, poi, Trinidad e Tobago rappresentano un caso particolare nell’intera area. Con una predominanza di cristiani e induisti, come avviane anche in altre isole caraibiche, l’esigua minoranza musulmana ha assunto un ruolo primario nella vita sociale e politica del paese, riuscendo a esprimere un presidente islamico e facendolo diventare il più grande bacino di reclutamento di foreign fighter dell’Isis, con uno dei più elevati tassi al mondo.
A fine Novecento, lo zuccherificio Caroni, con annessa distilleria per la produzione di rum, arrivò a detenere oltre il novanta per cento della produzione di zucchero dell’intero stato, finché nel 2003, su decisione improvvisa del governo, venne chiusa.

L’anno successivo, accompagnando il grande Fredi Marcarini, di recente scomparso, in una serie di riprese fotografiche su rum e Caraibi, vi fece tappa Luca Gargano, genovese, Ruruki come lo ribattezzò un capo villaggio polinesiano, il titolare di Velier, la più grande società italiana indipendente per l’importazione di alcolici.
Un’autorità nel suo campo, scopritore dei Clairin haitiani, il rum dei poveri, distillato artigianale di succo di canna da zucchero, o dei whisky giapponesi, nonché massimo esperto di rum, la sua passione, di cui ha definito la più moderna e completa classificazione, basata sul metodo di distillazione. Nel 2014, l’International Rum Conference lo elesse “Mejor experto del ron” e, nel 2016 a Londra, la giuria del Golden Rum Barrel Awards lo nominò “Best Rum Influencer of the Year”.

Nel 2004, dunque, Luca Gargano sbarca a Trinidad e si reca in visita alla dismessa distilleria, un vecchio capannone con pareti in pannelli di lamiera, in stato di abbandono. Avendo notato, però, che era in corso un artigianale imbottigliamento manuale, chiese se vi fossero ancora, per caso, barili in invecchiamento.
Venne così accompagnato in un capannone vicino tra le erbacce, il magazzino, anch’esso in stato di abbandono. Lì dentro, con grande stupore, trovò centinaia di barili di rum, i più vecchi dei quali risalenti addirittura al 1974.
Spediti alcuni campioni in Italia per essere analizzati e verificatane l’eccezionale qualità, Luca Gargano decise di acquistare l’intero lotto di barili.
L’imbottigliamento delle diverse annate iniziò ad aprile del 2005, utilizzando per le etichette le foto scattate da Fredi Marcarini durante quel viaggio. Nel 2012 fu la volta dell’ultima annata di rum di pura melassa di Trinidad, il 2000, per la quale vennero riprese, a mo’ di tributo, vecchie etichette Caroni degli anni quaranta, con l’indicazione di un invecchiamento di 12 anni.
L’eccezionalità del rum e l’incredibile storia di un prodotto praticamente perduto e casualmente recuperato solo dopo la chiusura e l’abbandono della distilleria, hanno fatto sì che le bottiglie Caroni siano diventate una sorta di cult tra gli appassionati, con prezzi unitari che, in alcuni casi, si aggirano o addirittura superano i 500 euro.

Pare che, esaurite le scorte nei vecchi barili, il marchio Caroni continuerà a vivere con rum prodotto in Inghilterra da melassa importata, cercando comunque di mantenere una qualità simile a quella del distillato originario.
Ma questa sarà un’altra storia!