La Sicilia dei primati!

Quando accenno a quelli che, storicamente, sono stati alcuni tra i primati della Sicilia e del popolo Siciliano, mi riferisco a fatti ben precisi, documentati e inconfutabili, che non hanno paura della distorsione storica, dei tentativi di stravolgere, nascondere o cancellare la storia stessa, anch’essi altrettanto ben documentati e inconfutabili.

Non intendo di certo riferirmi a quelli che, ahimè, sono oggi altri tristi primati, che ci sono e che vanno evidenziati, assolutamente, e sui quali ci si deve interrogare, ci dobbiamo interrogare. Non vanno né taciuti, né dimenticati, né camuffati, perché il tacere, il dimenticare e il camuffare non ci appartengono. Ci sono stati imposti, a noi e alla nostra Storia, ma non ci appartengono.

Non mi riferisco, quindi, alla criminalità mafiosa, che esiste e che non va taciuta, dimenticata o camuffata. Il caro Pippo Scianò, a cui sarò sempre legato ed eternamente grato per gli insegnamenti e la personale amicizia, amava concludere i suoi mitici Kummunikati (e ama ancora adesso concludere le sue lezioni storiche e politiche, perché questo sono i suoi interventi), con un “SÌ ALLA SICILIA, NO ALLA MAFIA”, o anche con un “LA SICILIA SARÀ LIBERA SE SI SARÀ PRIMA LIBERATA DELLA MAFIA”!
Non mi riferisco allo stipendio di un commesso del parlamento siciliano, che dicono arrivi a guadagnare più di un dirigente scolastico e, a fine carriera, quanto un prefetto all’apice della sua, di carriera. Da non tacere, tuttavia, da non dimenticare e da non camuffare.
Non mi riferisco allo stipendio di uno stenografo non laureato alla Regione Siciliana, che dicono guadagni quattro volte più di un insegnante di ruolo. Da non tacere, non dimenticare e non camuffare.
Non mi riferisco a un tasso di disoccupazione che naviga intorno al venti percento, una decina di punti oltre la media italiana.
Non mi riferisco agli impressionanti tassi di malattie tumorali e di deformazioni neonatali a Gela, Milazzo, o nel triangolo industriale del siracusano.
Non mi riferisco alle miniere di Pasquasia, definitivamente chiuse nel 1992 sebbene avessero ancora, davanti a sé, molti anni di potenziale produttività di sali potassici. Il miglior sale al mondo!
O agli studi che pare siano stati condotti sui suoi livelli argillosi e sulla loro resistenza alle altissime temperature.
O alle interrogazioni parlamentari che pare siano state presentate sulla sua presunta trasformazione in deposito di scorie radioattive.
O agli alti tassi di Cesio 137 riscontrati nel 1997 e che, sempre stando ai si dice, potrebbero testimoniare la simulazione di un incidente nucleare, intorno al 1995, per verificarne il comportamento dei terreni in caso di dispersioni di radiazioni.
O, ancora, alle strane centraline di rilevamento che pare siano state rinvenute nel corso di un’ispezione disposta nel 1997 dalla Procura di Caltanissetta, sebbene non sia mai stato pienamente chiarito cosa dovessero misurare.
Non mi riferisco neppure alla consuetudine di molti siciliani di scimmiottare malamente le mode e i modelli, gli atteggiamenti, il modo di parlare, camuffando l’accento o il tono di voce, persino il modo di pensare, che ci provengono da una cultura e da mezzi di comunicazione che, semplicemente, non ci appartengono.

Quando voglio ricordare i primati della Sicilia, intendo riferirmi a ben altro, a cose banali e a cose meno banali …
Mi riferisco alla prima convocazione, nel 1097 a Mazara del Vallo, del Parlamento siciliano, tra i più antichi al mondo, insieme a quelli islandese e faroese.
Mi riferisco alla bandiera siciliana, nata nel 1282 dal patto in chiave antiangioina tra le città di Palermo (il giallo) e di Corleone (il rosso). Quasi 740 anni, davvero ben portati!
Mi riferisco ai variegati, a volte tormentati, ma ininterrotti 686 anni del Regno di Sicilia, dal 1130 al 1816. Un vanto che pochi possono forse vantare, ma che la storiografia ufficiale è riuscita, se non a cancellare, perlomeno a minimizzare e a mettere a tacere. Tanti giovani siciliani neppure lo sanno!
Mi riferisco al primo cimitero in Europa senza distinzione tra classi sociali, costruito a Palermo circa due secoli fa.
Mi riferisco alla prima vaccinazione antivaiolo, gratuita, obbligatoria e su tutto il territorio siciliano, isole minori comprese, risalente più o meno allo stesso periodo.
Mi riferisco alla Costituzione del 1812, l’unica, vera costituzione di uno stato preunitario, mentre quella del 1848 è portata a esempio di costituzione progressista e liberale, almeno per l’epoca.
Mi riferisco all’istituzione, nel 1848 a Palermo, della Legione delle Pie Sorelle, un migliaio di donne dedite a opere di carità, alla gestione di un collegio per ragazze povere, al sostegno di vedove e di orfane e quant’altro. Una sorta di antesignana della moderna Croce Rossa!
Mi riferisco al Sicilia della Società Sicula Transatlantica dei fratelli palermitani Luigi e Salvatore De Pace, il primo piroscafo a effettuare la traversata dal Mediterraneo verso l’America, nel 1853.
Mi riferisco a una industrializzazione della Sicilia e del Sud in genere (innanzitutto della Calabria, per quanto possa oggi stupire) ben superiore a quella del centro-nord, fino alla metà dell’Ottocento, e a riserve auree che erano il doppio di quelle di tutti gli altri stati preunitari, messe insieme. Dati ufficiali Svimez ci parlano di Pil pressoché equivalenti, per poi precipitare, in meno di un secolo, a un rapporto di circa due a uno. In favore del nord, ovviamente!
Mi riferisco al fatto che la Sicilia non conoscesse emigrazione fino all’unità d’Italia.
Mi riferisco al fatto che al 1878, poco più di un quindicennio dopo l’annessione al Regno d’Italia, risalga la fratellanza di Favara, forse la prima vera organizzazione criminale. Per quanto, per irrinunciabile onestà nelle ricostruzioni storiche, al 1837 risalga la prima menzione di una cosca, da parte del procuratore del re a Trapani, Pietro Calà Ulloa, che riferisce di sette dedite al crimine e alla corruzione di impiegati pubblici.
Mi riferisco all’ottocentesco Orto Botanico di Palermo, tra i più grandi e importanti d’Europa.
Mi riferisco a una produzione argentiera che era tra le più pregiate e ricercate, … ma oggi argentieri non ce ne sono quasi più.
Mi riferisco al primo esempio di vincolo di salvaguardia di un monumento, il teatro di Taormina, o al primo serio esempio di vincolo ambientale per la tutela del Castagno dei Cento Cavalli, nel bosco di Carpineto, versante orientale dell’Etna, risalenti a oltre due secoli e mezzo fa.
Mi riferisco alla dignità, alla fierezza, all’unità, al coraggio e all’eroismo di un Popolo intero. Dignità, fierezza, unità, coraggio ed eroismo che non so quanto covino, ancora, nel cuore di ciascuno!

«Quando si vuole ridurre un popolo allo stato coloniale gli si toglie la cultura, la lingua e la storia, in maniera che i “colonizzati” finiscano con l’identificarsi con la cultura, la lingua e la storia del paese dominante. E così i Siciliani si sono convinti del fatto che non hanno una loro cultura, che la loro lingua è un rozzo dialetto (nel secolo XIV e XV invece la Real Cancelleria emanava in lingua siciliana documenti firmati dal sovrano), che non hanno una loro storia. Infatti parte della storia siciliana è stata fatta scomparire e, quella che è rimasta, viene presentata come un susseguirsi di dominazioni straniere che vedono i Siciliani oggetto inerte della storia» (Corrado Mirto)

A N T U D U !
(alla siciliana, come mi hanno insegnato Pippo Scianò e Corrado Mirto, con la U finale al posto della O, espressione formalmente inesatta ma più vera e vicina al modo di esprimersi di un popolo fiero nei secoli, ma forse un po’ digiuno di Latino!)