Il Dente di Modica!

Modica Alta e Modica Bassa sono i due quartieri storicamente più importanti della città.
La prima, a nord, è la parte più popolare e caratteristica che si sviluppa tra Santa Maria del Gesù, la Chiesa di San Giovanni Evangelista, fino all’antico Castello dei Conti, suo nucleo originario, con viuzze e vicoli che si inerpicano lungo la collina. La seconda, invece, è la parte a valle, sviluppatasi attorno al Corso Umberto I, ‘u Cursu, realizzato a copertura della Fiumara, che è invece scoperta e visibile più a valle, verso sud, oltre il Viale Medaglie d’Oro.
Due città nella stessa città!
Il mio amico ed ex collega dei tempi della provincia, Angelo, persona buona e a me tra le più care e a cui mi sento molto legato, malgrado una frequentazione ahimè oramai saltuaria, … il mio amico Angelo, dicevo, se magari gli chiedevo, a lui orgogliosamente della parte Alta, di farmi una cortesia, di procurarmi qualcosa o che altro nella sua città, non era infrequente che mi rispondesse: “sì, ma dduocu è Muorica Bassa”, “sì, ma lì è Modica Bassa”. E allora ci scappava, inevitabile, la battuta: “e cchi ffa, nun ti fanu trasiri? Nun ci ll’hai ‘u passapuortu?”, “e che fa, non ti fanno entrare? Non ce l’hai il passaporto?”!

Il nuovo quartiere residenziale e polo commerciale, sviluppatosi a partire dagli anni sessanta all’estremità meridionale della città, è Modica Sorda, ‘a Surda, in origine semplice zona di passaggio dove si era soliti fermarsi nella locanda di una vecchietta sorda, da cui il nome!

Il quartiere forse più caratteristico, nonché tra i più popolosi e, negli ultimi anni, anche un po’ trascurato, è però il Dente, che dal Corso, esattamente dall’arco che individua la Salita de’ Barbieri, di fronte alla Chiesa di San Pietro, si sviluppa lungo il versante occidentale della Fiumara, oggi tra il Belvedere, la Chiesa di Santa Maria dell’Itria o Odigitria, patrona della Sicilia, il Monastero di San Benedetto e oltre. Un tempo, la cosiddetta Costa di li judei.
Ha preso il posto, infatti, dell’antico Cartidduni, il Cartellone, che doveva verosimilmente il suo nome a un cartellone che, a fine Medioevo, indicava l’inizio dell’antico quartiere ebraico.

In effetti, la comunità ebraica di Modica, con una consistenza stimata in quasi duemila persone, era tra le più importanti in Sicilia in rapporto alla popolazione e di essa si hanno notizie certe già intorno al 1060, in epoca araba.
In Sicilia, gli ebrei, le cui comunità erano chiamate aliama o giudecca, non erano costretti a vivere in ghetti. Ma dal XV secolo, con la repressione inquisitoriale, furono fatti oggetto di atti anche violenti di intolleranza religiosa.
Il giorno di Ferragosto del 1474, a Modica, si diede corso a uno dei più cruenti eccidi, con l’intero quartiere saccheggiato e oltre 350 morti, sebbene alcune fonti parlino addirittura di quasi 500 vittime. Eccidio che rischiò di ripetersi tre anni dopo, nel 1477.
Con l’emanazione dell’editto dell’Alhambra, o di Granada, il 31 marzo 1492, da parte di Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona, tutte le comunità ebraiche vennero espulse dall’isola:
«… después de muchísima deliberación se acordó en dictar que todos los Judíos y Judías deben abandonar nuestros reinados y que no sea permitido nunca regresar. Nosotros ordenamos además en este edicto que los Judíos y Judías cualquiera edad que residan en nuestros dominios o territorios que partan con sus hijos e hijas, sirvientes y familiares pequeños o grandes de todas las edades al fin de Julio de este año y que no se atrevan a regresar a nuestras tierras y que no tomen un paso adelante a traspasar de la manera que si algún Judío que no acepte este edicto si acaso es encontrado en estos dominios o regresa será culpado a muerte y confiscación de sus bienes. Y hemos ordenado que ninguna persona en nuestro reinado … escondan o guarden o defiendan a un Judío o Judía ya sea públicamente o secretamente desde fines de Julio y meses subsiguientes en sus hogares o en otro sitio en nuestra región con riesgos de perder como castigo todos sus feudos y fortificaciones, privilegios y bienes hereditarios …»
(«… dopo molte discussioni si è deciso di dettare che tutti gli ebrei e gli ebrei devono lasciare i nostri regni e che non siano mai autorizzati a tornare. Ordiniamo inoltre in questo editto che gli ebrei di qualsiasi età che risiedono nei nostri domini o territori partano con i loro figli e figlie, domestici e familiari piccoli o grandi di tutte le età alla fine di luglio di quest’anno e che non osino tornare nelle nostre terre e che non facciano un passo avanti per sconfinare in modo che se qualche ebreo che non accetta questo editto viene trovato in questi domini o vi ritorna, sarà condannato a morte e alla confisca dei suoi beni. E abbiamo ordinato che nessuna persona nel nostro regno … nasconda, protegga o difenda un ebreo o un’ebrea pubblicamente o segretamente dalla fine di luglio e mesi successivi … col rischio di perdere come punizione loro feudi e fortificazioni, privilegi e beni ereditari …»)

Solo parte di esse trovò temporanea protezione nell’Italia meridionale, sotto Ferdinando I di Napoli.

Ma da dove viene il nome Dente, con cui è conosciuto il quartiere?
In verità, proprio la sussistenza del quartiere ebraico dettò originariamente il nome di quartiere d’Oriente. Oriente che, in Lingua Siciliana (mai dialetto, come alcuni insistono a dire, ma vera e propria Lingua) diventa Urienti.
Ora, si sa, nelle notizie, nei termini, nei nomi tramandati oralmente, in qualsiasi lingua, … una storpiatura tira l’altra …!
Non può fare eccezione, ovviamente, il Siciliano!

Lingua, anzi, che innanzitutto presenta una molteplicità di termini provenienti da altre lingue, in qualche modo assimilate:
dall’arabo: balàta, pietra, da balat; burnìa, giara, da burniya; cafìsu, misura per acqua e olio, da qafiz; dammùsu, caverna, da dammus; favàra, sorgente d’acqua, da fawwara; gèbbia, vasca cisterna, da jabh; giuggiulèna o ghiugghiulèna, seme di sesamo, da giulgiulan; maìdda, recipiente per impastare, da màida; tannùra, forno, da tannur; uàllera o vàddara, ernia, da adara; …
dal greco: bùmmulu, piccola brocca, da bombùlion; càntaru o càntru, vaso da notte, da kantaros; carùsu, ragazzo, da koùros; lìppu, muschio, da lipos; nàca, culla, da naka; timpàgnu, coperchio, da tumpánion; …
dal francese: accattàri, comprare, da acheter; addrumàri o addumàri, accendere, da allumer; armuàru, armadio, da armoire; àutru, altro, da autre; buàtta, lattina, da bouatte; cafè, caffè, da cafè; darrièri o rarrièri, dietro o didietro, da derrière; fumèri, concime, da fumier; giugnèttu, luglio, da juillet; mamà, mamma, da maman; tabarè, vassoio, da tabarin; trùscia, fagotto, da trousse; vuccirìa, macelleria, da boucherie; …
dallo spagnolo: abbuccàri, cadere, da abocar; accabbàri o accapàri, concludere, da acabar; accupàri, soffocare, da acubar; addunàrisi, accorgersi, da adonar-se; affruntàrisi, vergognarsi, da afrontar-se; anciòva, acciuga, da anxova; capuliàri, tritare, da capolar; cucchiàra o cucciàra, cucchiaio, da cuchara; curtìgghiu, cortile, da cortijo; làstima, lamento, da làstima; mànta, coperta, da manta; muccatùri, fazzoletto, da mocador; ‘nzittàri o ‘nzirtàri, indovinare, da encertar; pignàta, pentola, da pinàda; priàrisi, rallegrarsi, da prear-se; scupètta, lupara, da escopeta; zìta, fidanzata, da cita; …

Lingua, poi, caratterizzata da una varietà di dialetti, ciascuna con le sue sfumature, in cui non è improbabile trovare accezioni differenti, stessi termini con significati diversi, se non addirittura opposti: emblematico è il caso del verbo abbissàri, aggiustare, riparare, che nel ragusano assume il significato esattamente contrario di guastare, rompere!

Ancora, si aggiunga che, se è vero, come ci ricorda il professore Mirto, che «nel secolo XIV e XV invece la Real Cancelleria emanava in lingua siciliana documenti firmati dal sovrano», è altrettanto vero che successivamente (e soprattutto negli ultimi 160 anni) si è fatto di tutto per convincere i Siciliani «del fatto che non hanno una loro cultura, che la loro lingua è un rozzo dialetto». È stato così inevitabile che si facesse di tutto, da parte di tanti siciliani innanzitutto, per cancellare, per rimuovere ogni forma scritta, oltre che orale, che facesse riferimento alla Lingua Siciliana. Hanno rappresentato mirabili eccezioni alcuni volumi (dizionari, grammatiche, …) redatti da studiosi o semplici appassionati visionari, che hanno avuto il grande merito di tenere accesa quella fiammella che oggi, grazie anche e soprattutto alla rete, si è rinvigorita con una lodevole molteplicità di siti e di iniziative di recupero storico e linguistico.

Fu così, quindi, che anche la denominazione di quartiere d’Oriente venne tramandata, di generazione in generazione, in forma principalmente orale, diventando dapprima d’Urienti (la letterale traduzione in Lingua Siciliana), per poi progressivamente storpiarsi in du Rienti, … du Renti, … ‘u Renti, ossia l’italiano il Dente!