Dominazioni? Parliamone!

Il Regno d’Inghilterra prima, dal IX secolo d.C. al 1707, il Regno di Gran Bretagna poi, dal 1707 al 1801, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, dal 1801 al 1927, infine il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dal 1927 in poi, hanno visto il susseguirsi di una moltitudine di dinastie, spesso per legittima successione ereditaria, talvolta come conseguenza di cruenti conflitti:
Anglosassoni Wessex, dall’886 al 1016, anno in cui, a seguito della battaglia di Ashingdon del 18 ottobre, il re danese Canuto I divenne anche sovrano d’Inghilterra;
Danesi, dal 1016 al 1042 allorché, con la morte di Canuto II, i Wessex ripresero possesso del trono;
Anglosassoni Wessex, dal 1042 al 1066, anno della conquista normanna dell’Inghilterra;
Normanni, dal 1066 al 1135;
Blois, dal 1135 al 1154, casata d’origine francese;
Angiò-Plantageneti, dal 1154 al 1216, anch’essi di chiara connotazione francese;
Plantageneti, dal 1216 al 1399, più tipicamente inglesi;
Plantageneti-Lancaster, dal 1399 al 1461;
Plantageneti-York e Plantageneti-Lancaster, che si combatterono nella cosiddetta Guerra delle Due Rose e si alternarono al trono tra il 1461 e il 1485;
Tudor, dal 1485 al 1603, che sconfissero gli York nella battaglia di Bosworth;
Stuart, dal 1603 al 1649, che salirono al trono alla morte di Elisabetta I, con cui si estinse la dinastia Tudor;
Parentesi repubblicana tra il 1649, con la decapitazione di Carlo I, e il 1660, che vide il ritorno degli Stuart;
Stuart, dal 1660 al 1714;
Hannover, dal 1714 al 1901, dinastia tedesca imparentata con gli Stuart;
Sassonia-Coburgo-Gotha, dal 1901 al 1917, casato tedesco che salì al trono col matrimonio tra Vittoria di Hannover e il principe Alberto;
Windsor, dal 1917 ad oggi, nuova denominazione della dinastia Sassonia-Coburgo-Gotha, voluta da re Giorgio V per fronteggiare i sentimenti antitedeschi della popolazione britannica, nel corso della prima guerra mondiale.

Quindi, ancora oggi in Gran Bretagna abbiamo una dinastia d’origine tedesca, i Sassonia-Coburgo-Gotha, fantasiosamente e opportunisticamente ribattezzati Windsor!
Eppure, mai ho sentito dire che l’Inghilterra, o la Gran Bretagna, siano stati oggetti passivi di una storia fatta da stranieri, che vi siano state dominazioni danese, normanna, angioina, tedesca …

Tutt’altra storia quando mi tocca di dover leggere o sentire i soliti stereotipi sulla Sicilia!
Mi piace richiamare le parole del professore Corrado Mirto, della cui personale amicizia sono stato onorato e privilegiato:
«Per la Sicilia si parla infatti soltanto di dominazioni straniere e i Siciliani sono visti costantemente come oggetti passivi della storia siciliana, che sarebbe fatta sempre dagli stranieri. E così si parla per la Sicilia di dominazione normanna (i Normanni all’inizio vennero da fuori, ma poi la dinastia divenne una dinastia nazionale); di dominazione sveva (gli Svevi non occuparono mai la Sicilia: era Federico II, re per legittima successione, che era “di Svevia”); di dominazione aragonese (sorvolando anche sul fatto che per alcuni anni il regno di Sicilia fu in guerra con il Regno d’Aragona). La lettura del quadro genealogico dei re di Sicilia ci riserva inoltre una sorpresa: dall’inizio del Regno di Sicilia, che si ha nel 1130 con Ruggero II, alla fine dell’indipendenza del Regno che si ha con l’ascesa al trono d’Aragona e di Sicilia di Ferdinando I nel 1412, nel succedersi di tante presunte dominazioni straniere, nel Regno vi fu per quasi trecento anni sempre la stessa dinastia, nella quale la successione qualche volta si ebbe per linea femminile, come, per esempio, nel caso di Costanza d’Altavilla. Con questa attività volta a distruggere la storia siciliana è stata ottenuta la cancellazione della memoria storico-culturale dei Siciliani, è stata ottenuta, per usare un termine adoperato da qualche studioso, la deculturalizzazione del popolo siciliano. Grazie a questa attività i Siciliani conoscono la storia di Crema e di Cremona, sanno tutto sul tumulto dei Ciompi, ma non sanno, per esempio, chi sia il loro grande sovrano Federico III.»
(da L’identità siciliana e le presunte dominazioni straniere in Sicilia, in Riflessioni e pensieri indipendentisti … in libertà, pagg. 21-22, Palermo, ottobre 2007)

Differente linea di pensiero … ma in maniera affine si esprimevano, nel 1860, Karl Marx e Friedrich Engels:
«In tutta la storia della razza umana nessuna terra e nessun popolo hanno sofferto in modo altrettanto terribile per la schiavitù, le conquiste e le oppressioni straniere, e nessuno ha lottato in modo tanto indomabile per la propria emancipazione come la Sicilia e i siciliani. … la Sicilia è stata il teatro di invasioni e guerre continue, e di intrepida resistenza. I siciliani sono un miscuglio di quasi tutte le razze del sud e del nord; prima dei sicani aborigeni con fenici, cartaginesi, greci, e schiavi di ogni parte del mondo, importati nell’isola per via di traffici o di guerre; e poi di arabi, normanni, e italiani. I siciliani, durante tutte queste trasformazioni e modificazioni, hanno lottato, e continuano a lottare, per la loro libertà. Più di trenta secoli fa gli aborigeni della Sicilia opposero resistenza come meglio poterono al predominio degli armamenti e all’arte militare degli invasori cartaginesi e greci. … Questi primi siciliani, tuttavia, non persero mai l’occasione di lottare per la libertà … I romani fecero lavorare la terra siciliana da innumerevoli squadre di schiavi, allo scopo di sfamare i proletari poveri della Città Eterna con il grano siciliano. … Le terribili crudeltà dei proconsoli, pretori, prefetti romani sono note a chiunque abbia un certo grado di familiarità con la storia di Roma, o con l’oratoria ciceroniana. In nessun altro luogo, forse, la crudeltà romana arrivò a tali orge. … Ma sia sotto Dionigi di Siracusa che sotto il dominio romano, in Sicilia accaddero le più terribili insurrezioni di schiavi, nelle quali popolazione indigena e schiavi importati facevano spesso causa comune. Durante la dissoluzione dell’impero romano, la Sicilia fu assalita da vari invasori. Poi i mori se ne impadronirono per un certo periodo; ma i siciliani, soprattutto le popolazioni originarie dell’interno, resistettero sempre … Quando le prime luci avevano appena cominciato a diffondersi sulle tenebre medievali, i siciliani avevano già ottenuto con le armi non solo varie libertà municipali, ma anche i rudimenti di un governo costituzionale, quale allora non esisteva in nessun altro luogo. Prima di ogni altra nazione europea, i siciliani stabilirono col voto il reddito dei loro governi e dei loro sovrani. Così il suolo siciliano si è sempre dimostrato letale per gli oppressori e gli invasori, e i Vespri siciliani restarono immortalati nella storia. … Ora la Sicilia è di nuovo insanguinata, e l’Inghilterra è la distaccata spettatrice di queste nuove orge dell’infame Borbone, e dei suoi non meno infami favoriti, laici o clericali, gesuiti o uomini d’arme. I chiassosi declamatori del parlamento britannico riempiono l’aria di vuote chiacchiere sulla Savoia e i pericoli della Svizzera, ma non hanno neppure una parola da dire sui massacri delle città siciliane. Non un grido di indignazione si leva in tutta Europa. … i siciliani saranno alla fin fine i vincitori, anche sotto un Murat o qualsiasi nuovo dominatore. Ogni cambiamento non sarà che verso il meglio.»
(da Opere complete, Editori Riuniti, vol. XVII, pagg. 375-377)