ANTUDO o ANTUDU?

Differenti posizioni, talvolta forse solo diverse sfumature di pensiero facilmente superabili, hanno fatto sì che i movimenti sicilianisti e indipendentisti sorti negli ultimi decenni dessero vita a una galassia variegata che non riesce ancora a muoversi in maniera monolitica, preferendo invece una frammentazione spinta che riduce tutti a insignificanti grani di polvere.
E ciò è tanto più paradossale se, già nel 2014, un sondaggio Demos commissionato da La Repubblica attestò come il 44% dei siciliani fossero favorevoli all’indipendenza della Sicilia, dietro solamente ai veneti, col 53%, e ai sardi, col 44%. A naso, ritengo che oggi questa percentuale sia significativamente superiore.
L’unico elemento che, forse, accomuna tutti i movimenti sicilianisti e indipendentisti è l’espressione ANTUDO. Forse!

Nata come segno di riconoscimento durante la rivolta antifrancese esplosa il 31 marzo del 1282 dal sagrato della basilica di Santo Spirito, dando avvio alla Rivoluzione del Vespro e alla guerra dei Novant’anni che ne seguì, rivolta che esaltò la coesione e l’eroismo del Popolo Siciliano, il suo amor di Patria e l’impegno per la difesa del diritto alla Libertà e all’Indipendenza della Sicilia, l’espressione ANTUDO fu ripresa nei secoli successivi e utilizzata sempre in chiave indipendentista, come collante emotivo e partecipativo di un popolo che voleva sentirsi unito.
Dalla rivolta del pane del 1646, a Messina, …
… a quelle di Palermo e del resto della Sicilia contro il viceré spagnolo, l’anno successivo, domate nel sangue.
Dalla Rivoluzione del 1820, ‘u fistinu di Santa Rosalia, scoppiata il 14 luglio del 1820 a Palermo allorché la folla, radunata per le celebrazioni del festino di Santa Rosalia, diede inizio a una delle più grandi ed eroiche rivoluzioni indipendentiste della storia della Sicilia, protrattasi con alterne vicende per tutto il 1820 e per buona parte del 1821 e che vide il ripristino della Costituzione Siciliana del 1812, …
… alla rivolta del 1837, evento ingiustamente trascurato dalla storiografia ufficiale e che interessò soprattutto la Sicilia Orientale, nella quale i Siciliani, già insofferenti al sistema restrittivo e repressivo instaurato dai Borbone, scatenarono la loro violenta rabbia contro la disorganizzazione e l’incapacità di arginare la diffusione di un’epidemia di colera che, dopo aver colpito Palermo causando oltre ventimila vittime, si diffuse nel resto dell’isola decimando le popolazioni di Catania, Messina e Siracusa.
Dalla Rivoluzione del 1848, esplosa il 12 gennaio a Palermo nella Piazza della Fiera Vecchia, l’odierna Piazza Rivoluzione, lungamente preparata e che dilagò poi in tutta la Sicilia, portando all’emanazione della Costituzione più moderna e democratica dell’Europa dell’epoca, …
… al separatismo siciliano degli anni quaranta del ventesimo secolo, con le figure di Andrea Finocchiaro Aprile, il padre del separatismo siciliano contemporaneo, di Antonio Canepa, professore universitario, antifascista e fondatore dell’EVIS, l’Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia, del suo successore Concetto Gallo, di Antonino Varvaro poi fuoriuscito, di Francesco Restuccia, di Attilio Castrogiovanni.

A chiarire il significato dell’espressione ANTUDO fu il professore catanese Santi Correnti, storico appassionato della storia della sua Sicilia, di cui ho avuto l’onore e il privilegio di seguire, verso la metà degli anni ottanta e assolutamente di straforo, una lezione presso l’allora facoltà di Magistero.
ANTUDO non sarebbe altro che l’acronimo dell’espressione latina ANimus TUus DOminus, il coraggio sia il tuo signore, o anche il coraggio è il tuo signore, certamente non i francesi!
Se questa è l’interpretazione autentica e certamente lo è, allora è indubbio che la forma corretta sia proprio ANTUDO.

Detto questo, chiesi una volta al caro Pippo Scianò come mai egli concludesse i suoi mitici Kummunikati con ANTUDU!, utilizzando la U al posto della O finale.
Con il loro inconfondibile e ineffabile sorriso, Pippo e il caro Corrado Mirto, professore di Storia Medievale all’Università di Palermo e massimo esperto mondiale di storia del Vespro, mi dettero una spiegazione sintetica ma chiarissima.
È verosimile che, tra il Duecento e il Trecento, la stragrande maggioranza del popolo (se non avesse in sé un che di dispregiativo, direi il popolino) non avesse grande dimestichezza con la lingua latina.
E ciò mi pare tanto più verosimile se osservo come oggi, in un’epoca di diffusa istruzione, non tutti conoscano il latino. Restando in tema di sicilianismo, mi è capitato di ammirare sui social media delle immagini molto ben fatte, quasi dei banner, in cui campeggiavano inverosimili espressioni del tipo Animus Tuus Domino, con una O finale al posto di US che grida ancora vendetta!
Tornando alla scarsa conoscenza del latino nel Duecento o nel Trecento, Pippo Scianò e Corrado Mirto mi facevano dunque notare come fosse molto più verosimile che il popolino (senza tono dispregiativo) si orientasse verso una forma più sicilianizzata in cui, anche oggi, le O tendono a essere tipicamente sostituite dalle U.
ANTUDU, per l’appunto!

Concludendo, l’espressione formalmente ed etimologicamente corretta è certamente ANTUDO, acronimo autentico di ANimus TUus DOminus.
Ciononostante, io continuo a preferire la forma sicilianizzata ANTUDU, meno corretta formalmente, ma più vera e che più mi fa sentire vicino ai miei conterranei di tempi mitici!

A N T U D U !