Poveracci e una strega cattiva!

(adattato dal vecchio blog Sikeloi.net, 2010)

Tratti dal libello Riflessioni e pensieri indipendentisti … in libertà – Palermo, ottobre 2007, riporto stralci di due articoli del prof. Corrado Mirto, già docente di Storia Medioevale presso l’Università di Palermo, nonché componente della Società Siciliana di Storia Patria. Mi sono sembrati particolarmente significativi e degni di riflessione.

«MA È PROPRIO VERO CHE NOI SICILIANI SIAMO STATI SEMPRE DEI POVERACCI?
Per centoquaranta anni ai Siciliani è stato detto con martellante propaganda che la Sicilia è un paese povero e che, se non fosse per i “fratelli” dell’Italia settentrionale che si tolgono il pane dalla bocca per aiutarli, i Siciliani sarebbero già morti d’inedia.
Ed alla fine i Siciliani si sono convinti di essere dei poveri, quasi un popolo di accattoni, ed i “fratelli” dell’Italia settentrionale hanno chiesto la secessione, perché non vogliono più mantenere i Siciliani a loro spese.
Questa situazione mi ha portato a pormi una domanda: come mai i Siciliani, quando non facevano parte dello Stato italiano, non si sono estinti per denutrizione?
[…] nel 1302, la pace di Caltabellotta aveva posto fine alla prima fase della guerra del Vespro ed aveva riconosciuto l’indipendenza della Sicilia, mentre dall’isola erano partiti definitivamente dominatori, vampiri e sanguisughe. A questo punto alcuni storici italiani, anche di primo piano, si sono stracciate le vesti versando lacrime sulla povera Sicilia votata alla rovina, perché divisa dall’Italia. Come se l’unico rapporto possibile fra Sicilia e Italia fosse quello della dipendenza, e non potesse esservi un rapporto di collaborazione su un piano di parità. […]
(…) temendo di apprendere che i Siciliani, rimasti soli, morivano di fame ed avevano deciso di chiedere l’invio urgente di viveri a qualche Stato estero, magari al Piemonte. Con grande meraviglia ho visto invece che i motivi di preoccupazione erano diversi: i Siciliani, rimasti soli, avevano creato una economia fiorente, avevano le tasche piene di soldi. […]
Ed allora un dubbio mi è venuto: può essere che non è vero che siamo stati sempre dei poveracci?
COME ACCADDE CHE UNA STREGA CATTIVA […]
Quando si vuole ridurre un popolo allo stato coloniale, gli si toglie la cultura, la lingua e la storia, in maniera che i “colonizzati” finiscano con l’identificarsi con la cultura, la lingua e la storia del paese dominante. E così i siciliani sono stati convinti del fatto che non hanno una loro cultura, che la loro lingua è un rozzo dialetto, che non hanno una loro storia. Infatti, parte della storia siciliana è stata fatta scomparire e quella che è rimasta viene presentata arbitrariamente come un susseguirsi di dominazioni straniere che vedono i Siciliani oggetto inerte della storia. […]»