Lo schiavo che si fece Re

(adattato dal vecchio blog Sikeloi.net, 2011)

Uno dei granai di Roma, al tempo la Sicilia era caratterizzata da grandi latifondi in cui veniva impiegata manodopera in condizioni di schiavitù e non erano insolite rivolte da parte degli schiavi.

La più importante fu la cosiddetta prima guerra servile, che ebbe inizio nel 136 a.C.. Messosi a capo, inizialmente, di poche centinaia di altri schiavi, Euno guidò la rivolta e fu acclamato re col nome di Antioco, assai diffuso nella sua terra d’origine, la Siria.

A lui si unì Cleone, che aveva guidato la rivolta di altre migliaia di schiavi, nell’agrigentino. Insieme, diedero vita a un esercito che arrivò a contare duecentomila uomini e fu in grado di resistere e di sconfiggere a più riprese l’esercito romano, fino alla discesa, nel 132 a.C., delle legioni del console Publio Rupilio. Ventimila cittadini furono trucidati nella sola Enna, in una delle più grandi stragi che la Sicilia abbia conosciuto!

Euno fu catturato e rinchiuso nelle carceri di Morgantina, dove morì in prigionia!

Nel castello di Lombardia, a Enna, una lapide apposta nel 1960 riporta: “duemila anni prima che Abramo Lincoln liberasse l’infelice turba dei negri l’umile schiavo Euno da questa sicana fortezza arditamente lanciava il grido di libertà per i compagni suoi il diritto affermando di ogni uomo a nascere libero ed anche a liberamente morire”!

Mi piace pensare che, nonostante la tragica vittoria, Publio Rupilio dovette riconoscere, almeno in parte, le ragioni per le quali un intero popolo si era ribellato! Egli diede il via, infatti, a una profonda riforma amministrativa della Sicilia: non essendovi mai stato uno stato siciliano unitario ma, di fatto, singole città-stato, con la promulgazione della lex rupilia se ne fissava, per ciascuna, lo stato giuridico in base ai pregressi rapporti con Roma. Messina, Taormina e Noto, che avevano stipulato trattati bilaterali, furono dichiarate formalmente libere e indipendenti, con proprie istituzioni e proprie leggi, senza essere soggette a tributi e tasse. Segesta, Salemi, Tusa, Centuripe e Palermo furono invece dichiarate libere e indipendenti per unilaterale atto di Roma. La gran parte delle città furono dichiarate soggette alla decima, essendosi sottomesse a Roma solo dopo iniziale resistenza. Altre sei città, che erano state conquistate con la forza, videro confiscato il loro patrimonio e i terreni agricoli adatti alla coltivazione o al pascolo diventarono territorio dello stato di Roma che, con asta pubblica, lo dava in affitto.

Per il nostro modo di vedere e di pensare, moderno, democratico e liberale, una impostazione del genere non ci sembrerà magari niente di che, ma ritengo che, allora, dovette essere qualcosa di importante e innovativo, se non proprio di straordinario.

Alcune considerazioni!

Innanzitutto, la Sicilia e i siciliani hanno avuto, nel passato, una grande determinazione nel ribellarsi a ogni sorta di oppressione o di sottomissione. E ciò non vale solo per Euno, o Cleone, o Ducezio, o per coloro che capeggiarono la rivoluzione del Vespro, ma anche e soprattutto per le migliaia e migliaia che combatterono e morirono.

Ancora, forse è servito, talora, ribellarsi, anche solo a essere maggiormente rispettati e considerati.

Infine e purtroppo, ho l’impressione che i Siciliani siamo pian piano diventati, come dire, poco reattivi!