Briganti e carnefici

(adattato dal vecchio blog Sikeloi.net, 2013)

La prima descrizione compassionevole del brigantaggio la lessi, credo, in Pino Aprile, per quanto l’aggettivo compassionevole non renda appieno lo spirito che egli intese instillarvi!

In un’intervista, tempo addietro, egli ricordava la reazione, tra il pubblico, nell’astigiano, poco dopo aver parlato del massacro di Pontelandolfo e Casalduni: «si alza un signore degnissimo, una figura risorgimentale da bersagliere, e in stretta cadenza piemontese, gli tremava la voce, occhi lucidi, comincia a dire: “Noi abbiamo fatto questo?” “I bersaglieri hanno fatto questo?” “io che ho portato i miei figli il 2 giugno ad applaudire la fanfare!”. Si gira verso la sala e continua: “Noi dobbiamo noleggiare dei pullman, andare in questi paesi e chiedere scusa”. Gli ho risposto: “Lei non deve chiedere scusa a nessuno, non è stato lei a farlo”. Quando condividi verità, la stragrande maggioranza della gente è come quello lì, è gente per bene, è gente onesta, bisogna avere fiducia negli onesti. Condividere verità significa unire, non dividere e chi, intellettuale e non intellettuale, fa altri tipi di discorsi sta chiudendo la mente. Aprendola ci guadagniamo tutti»!
Non vi è altro da aggiungere, … Condividere verità significa unire, non dividere …!

Per il resto, il brigante è, per definizione, un bandito, un fuorilegge e il termine stesso è usato essenzialmente in senso dispregiativo.
In Italia, poi, i briganti per antonomasia sono quelli del periodo postunitario, che insorsero nel meridione contro l’annessione al regno sabaudo.
Per troppo tempo ci si è dimenticati, o si è fatto in modo di far dimenticare, come il malcontento, in larghe frange della popolazione, derivasse innanzitutto da un peggioramento delle condizioni economiche e di vita, da un nuovo e insostenibile sistema fiscale, dalla privatizzazione delle terre demaniali a vantaggio dei grandi proprietari terrieri, dall’entrata in vigore di una pluriennale leva obbligatoria di massa che, semplicemente, toglieva braccia e forze a un’economia fondata essenzialmente sull’agricoltura e quant’altro!

«Il brigante è come la serpe, se non la stuzzichi non ti morde» … diceva Carmine Crocco, capo indiscusso delle bande del Vulture, il Generale dei Briganti
Dopo essere stato dipinto come un mero ladro e assassino, solamente dalla seconda metà del Novecento la sua figura di eroe popolare, per quanto discussa, ha iniziato a essere rivalutata.
Sua compagna, per un breve periodo, fu Filomena Pennacchio, di cui nulla più si seppe dopo la sua condanna ai lavori forzati.
In realtà, il suo crollo fu la conseguenza più evidente della cattura e della fucilazione, a fine novembre del 1864, del compagno Giuseppe Schiavone, che la lasciò sola, incinta e umanamente distrutta.

A me piace in particolar modo ricordare, però, la figura di Michelina Di Cesare, nata poverissima in una famiglia disagiata.
Catturata nel 1868 fu violentata a più riprese, per poi essere torturata e uccisa e del suo corpo esserne fatto barbaro scempio.
Una banale ricerca nominativa, su qualsiasi motore di ricerca, conduce a una famosa foto, quella del suo cadavere, nudo e con chiari segni di bruciature!

Pontelandolfo, quindi.
Anzi, il massacro dimenticato di Pontelandolfo!
Come tanti altri, del resto, penso a Misilmeri, vicino Palermo …
Il 14 agosto 1861, come atto di rappresaglia per l’uccisione di 41 soldati sabaudi, anche questa da condannare, SEMPRE e COMUNQUE, 400 innocenti vennero giustiziati da un battaglione di 500 bersaglieri.
Per inciso, il terribile (NON potrebbe definirsi altrimenti) eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, fondato sullo stesso macabro rapporto di 10 a 1, in risposta all’attentato di Via Rasella del giorno prima, fece “solo” 335 vittime tra civili e militari ed è diventato, per la sua efferatezza e per il numero di vittime, il simbolo stesso della follia e della cattiveria umana!

Pontelandolfo, dunque!
Dalla testimonianza di un soldato, … «Al mattino del giorno 14 ricevemmo l’ordine di entrare nel paese, fucilare gli abitanti, meno i figli, le donne e gli infermi, e incendiarlo. Subito abbiamo cominciato a fucilare … quanti capitava, indi il soldato saccheggiava, ed infine abbiamo dato l’incendio al paese, di circa 4.500 abitanti. Quale desolazione … non si poteva stare d’intorno per il gran calore; e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti, e chi sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava» …!
Molte furono le donne stuprate, prima di essere uccise.

Eppure, Pontelandolfo non esiste nei libri di scuola. Ricorderebbe che al Sud ci fu una vera e propria guerra, una terribile guerra, non solo un’annessione!
C’è poco da fare, l’italico paese è restio, non riesce, non vuole fare i conti col proprio passato!
I briganti sono briganti! Gli altri … servitori della Patria!

«Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti»
(Antonio Gramsci, 1920)!